Tramonto sul Redentore con neve.

L’eremo di San Michele e la neve

Tramonto sul Redentore. E anche… neve sul Redentore. Questo monte inconfondibile anche dalla distanza, e il cui profilo io ammiro ogni giorno da casa mia, mi ricorda un po’ il rock progressivo degli Anni Settanta: inizi ad ascoltare un pezzo… che si trasforma gradualmente, e che poi cambia all’improvviso, ti culla e ti sferza allo stesso tempo. Mutamento nei tempi, negli strumenti, nelle tonalità.

Che c’entra?, vi starete chiedendo… Beh, il Redentore in fin dei conti è sempre lo stesso; anzi, se vogliamo dirla tutta, potrebbe essere anche considerato uno dei percorsi meno insoliti e più abituali degli Aurunci. Ma è proprio qui la sua particolarità: ogni volta, identico, cambia e regala nuove emozioni, nuove sensazioni, nuovi panorami e profili.

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L’anello di Monte Appiolo

La vetta di Monte Appiolo

L’Anello di Monte Appiolo si sviluppa in gran parte sulla cresta della principale vetta situata all’estremità occidentale del Parco dei Monti Aurunci. Si tratta di un’escursione mediamente impegnativa, benché non a quote elevate, e alquanto sviluppata in lunghezza; si snoda lungo un crinale di tre vette (Monte Crispi, Monte Reginatonda e Monte Scaroli), per poi culminare con la cima dell’Appiolo. Si attraversano interessanti ambienti con bellissime formazioni carsiche, oltre a insediamenti pastorali contraddistinti da antichi manufatti. Il sentiero, il 918, presenta numerosi saliscendi e un fondo non sempre comodo; inoltre larghe sue porzioni sono esposte al sole, cosa che sconsiglia di effettuare l’escursione nella stagione calda.

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Valogno

Benvenuti a Valogno!

Valogno? E dove si trova? Ah, ma è vicino, poi ci andiamo, sì, prima o poi ci andiamo… vediamo sulla cartina come si fa ad arrivare, controlliamo su Maps, e poi andiamo. Dalle foto che girano in rete sembra carino, sì, dobbiamo andarci.

Già, spesso è così che succede, quando si devono visitare dei posti vicino casa; figuriamoci poi se questo nome, “Valogno”, non l’avevi mai sentito nominare fino a poco tempo prima. Ma, alla fine, il momento della visita arriva. Da una deviazione della Statale Appia si sale sulle pendici del vulcano, si fanno vari tornanti, in uno scenario sempre più verde, sempre più colorato d’autunno. Finché, eccolo il borgo! Già si intravvedono i primi murales, ma neanche il tempo di accorgersi che si è giunti, che il paesino finisce e bisogna fare inversione per cercare parcheggio.

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Monte Faggeto

Il gruppo marcia verso la vetta del Faggeto su un tappeto dorato

Come da programma, il 12 novembre l’Alpinismo Giovanile del CAI di Alatri e del CAI di Latina ha effettuato l’escursione a Monte Faggeto. Di difficoltà media per i giovani escursionisti, dato lo sviluppo e il dislivello, il cammino si è dipanato attraverso un caleidoscopio di foglie morenti e di colori festanti, che ha accompagnato l’allegro gruppo fino alla brulla e panoramica sommità.

Oltre ai ragazzi (ma alcuni di loro erano ancora più giovani!) e ai loro accompagnatori, c’era anche un’escursionista a quattro zampe che, spesso e volentieri, ha aiutato il gruppo nella sua salita facendosi guidare (o guidando?) i piccoli montanari.

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L’Orto della Regina

Di fronte alla mole ell’Orto della Regina

Misterioso e affascinante, l’Orto della Regina è un monumento risalente ad epoca antichissima, che lascia a bocca aperta il visitatore: nascosto sulla cima del monte Frascara, a 928 metri di altitudine, e nel cuore di un bellissimo bosco di castagni, il sito evoca forti emozioni e suggestioni. Ce lo si trova davanti alla fine della breve e divertente escursione all’interno del castagneto, all’improvviso, con effetto mozzafiato, dopo il belvedere sul Golfo di Gaeta e il Massico. Pensare che la struttura risale ai popoli che abitavano il vulcano prima dei Romani, effettivamente, toglie il respiro: si ritiene che la cinta muraria sia stata costruita probabilmente nel V secolo a. C., e che i suoi costruttori fossero gli Ausoni/Aurunci, oppure i Sanniti.

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